Posa in opera: si completa il quadro delle norme

Normative : finalmente pubblicate le ulteriori due parti della 11673 sulla posa in opera

 

Dopo un periodo non breve di gestazione in tipografia, sono state pubblicate le parti /2 e /3 della serie di norme relative alla posa in opera dei serramenti e delle porte interne (UNI 11673).

Sono già state battezzate ‘le norme del patentino’ e noi non ci inventeremo altre definizioni.

Sono le due parti di norma che definiscono come vanno fatti i corsi di posa, chi può farli e chi può certificare le competenze dei posatori e rilasciare il ‘patentino’.

Ricordo, perché non è mai superfluo, che il ‘patentino’ NON È OBBLIGATORIO  ne lo sarà ancora per molto tempo.

Ricordo anche che la Progettazione della posa in opera (cioè la parte /1) è responsabilità del Progettista al quale noi umili artigiani sarebbe bene non andassimo MAI a sostituirci: per ragioni di responsabilità e per ragioni di competenza.

Chiarito questo, è evidente che poter vantare una certa competenza in materia di posa in opera, competenza ben certificata da un ente terzo che ci ha fatto un serio esame al termine di un serio corso, può avere un notevole riflesso commerciale.

Posto che anche dopo il 2020 vi siano ancora serramenti da vendere e da posare (e, con i chiari di luna dell’art.10, non è nemmeno cosi scontato), poter dimostrare un attestato di qualificazione professionale, rilasciato con tutti i crismi di legge, potrebbe fare la differenza.

Il percorso dettato dalla normativa è assolutamente coerente con analoghi processi di certificazione delle competenze in altri settori.

Anzitutto la competenza acquisita, dimostrata e certificata è PERSONALE, non Aziendale: si mette il timbro sulla mano destra dell’operatore e lo si qualifica a fare un certo lavoro.

Poi, è previsto che vi siano in cantiere operatori di livello diverso: apprendisti, senior e capisquadra: per ciascuna figura ci sono aspettative diverse e quindi programmi formativi diversi.

Infine, esiste l’obbligo di restare aggiornati, per cui la certificazione delle competenze ha una durata limitata nel tempo e richiederà corsi di aggiornamento periodico (anche abbastanza frequenti).

Il processo prevede che il posatore che intende certificare le sue competenze ai sensi di legge abbia alcuni prerequisiti (diversi a seconda del livello a cui vuole arrivare), segua un certo numero minimo di ore di corso presso strutture abilitate a erogare questo tipo di corsi e venga poi valutato mediante un esame con contenuti minimi fissati dalla normativa, da un Ente terzo (diverso da quello che ha tenuto i corsi), riconosciuto da Accredia che è l’organo nazionale di accreditamento.

Questo dovrebbe anzitutto portare ad uniformare il programma dei vari ‘Corsi di Posa’ che da anni circolano nel settore, cosi che esista una specie di ‘Elenco degli argomenti minimi’ che tutti devono sicuramente trattare.

Poi, mettendo limiti stringenti sia alle organizzazioni che possono proporre i corsi (per esempio la garanzia di assoluta imparzialità nei confronti dei vari prodotti), sia agli enti abilitati a tenere gli esami di certificazione delle competenze (che devono essere iscritti ad Accredia per questo specifico settore), si dovrebbe anche assistere alla fine di tutti i corsi ‘promozionali’ di questa o di quella linea di prodotti.

 

Il tema, come potete immaginare, è molto caldo.

A oggi, ovviamente, nessun organismo è ancora in grado di rilasciare ‘patentini’, in quanto le procedure di accreditamento verso Accredia sono iniziate solo con la pubblicazione delle norme.

Altrettanto ovviamente, tutti gli enti e le associazioni che hanno sin qui erogato ‘Corsi di Posa’, si sono mossi da tempo in questa direzione, ben sapendo, con largo anticipo, quali sarebbero stati i requisiti necessari.

Quindi, per tirare una somma, ciascuno deve valutare:

  1. Quanto ritiene spendibile e valorizzabile sul piano commerciale, una certificazione delle competenze nella posa dei serramenti; quanti clienti la chiederanno, quanti euro in più saranno disposti a spendere, in quanti capitolati la si ritroverà come requisito; se vale di più una competenza certificata a norma (che, al momento, nessuno conosce) o l’ottenimento di un marchio commerciale come già ce ne sono parecchi, più o meno noti, più o meno richiesti, più o meno impegnativi.
  2. Ascoltare con calma tutte le proposte che gli pioveranno sul tavolo per ottenere questa qualifica di operatore con competenze certificate, tenendo presente i costi, la possibilità di valorizzare percorsi già effettuati, la necessità di mantenimento della qualifica una volta ottenuta, sempre ricordando che si tratta di una qualifica legata alla persona, al singolo operatore, non all’Azienda
  3. Pianificare un percorso di crescita dei propri operatori, per i vari livelli, nei vari anni.

Tirate le somme, ciascuno deciderà per il meglio.

PS: … senza fretta… che, al momento, i temi caldi su cui spendersi, a mio modesto avviso, sono ben altri.

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